Paura di volare

Ho un volo tra due settimane. Cosa si può davvero fare

È la situazione da cui parte la maggior parte delle persone che ci scrive. La risposta onesta ha due metà.

È la situazione più frequente fra chi ci scrive, e la domanda è sempre la stessa: faccio in tempo? La risposta onesta ha due metà. In poche settimane non si smonta una paura costruita in anni. Ma si può arrivare a quel volo molto diversamente da come ci arriveresti adesso, e quel volo può diventare l'inizio invece che l'ennesima prova andata male.

Le tre cose da fare per prime

1. Smettere di aspettare il giorno

La parte più lunga del problema non è il volo, sono le settimane prima: le notti in bianco, il meteo controllato dieci volte al giorno, la data che ti torna addosso mentre fai altro. Se non tocchi quella parte, arrivi al gate già svuotato. Ne abbiamo scritto in l'ansia che parte settimane prima.

2. Scomporre il volo

Non è un blocco unico. È l'aeroporto, l'imbarco, il posto, il decollo, la crociera, l'atterraggio. Quasi nessuno le teme tutte allo stesso modo, e con poche settimane a disposizione si lavora sulle due o tre che ti riguardano davvero, invece di spalmarsi su tutto.

3. Attraversarle prima, non il giorno stesso

Le fasi che ti bloccano si possono ripetere a terra con un visore, quante volte serve. Il senso è semplice: quando arrivi al portellone che si chiude, non è la prima volta che lo affronti quel mese.

Il piano della giornata

È la parte che pesa di più nel breve, e quella che di solito non fa nessuno. Vuol dire decidere prima, per iscritto: a che ora esci di casa, chi ti accompagna e fin dove, cosa fai nell'attesa al gate che è il momento peggiore per la maggior parte delle persone, cosa fai al decollo, cosa fai se sale l'ansia e cosa non fai. Una giornata già attraversata a mente smette di essere un'incognita.

Due cose da non fare

E dopo

Qui sta la differenza fra rincorrere un volo e risolvere un problema. Dopo quel volo hai un'informazione che prima non avevi: com'è andata davvero. Se il lavoro si ferma lì, quell'informazione si perde e al volo successivo riparti da capo. Se continua, quel volo diventa il primo dato reale su cui costruire.

È il motivo per cui nel nostro percorso il volo che hai già in programma è un punto di verifica dentro i tre mesi, non il traguardo finale.

Se il volo è fra pochi giorni. Diciamolo chiaro: se mancano meno di due settimane, un percorso di tre mesi non fa in tempo a darti quello che promette prima di quella data. Vale la pena parlarne lo stesso, perché su quel singolo volo qualcosa si può preparare, ma senza raccontarti che sarà risolto.

Domande frequenti

Ho un volo tra due settimane, posso fare qualcosa?

Sì, ma la cosa utile non è provare a smontare la paura in due settimane. È lavorare sull'ansia dei giorni precedenti, allenare a terra le due o tre fasi del volo che ti bloccano davvero, e scrivere un piano preciso per quella giornata. Ci si arriva molto diversamente, senza raccontarsi che sarà risolto.

Conviene cambiare volo per evitare la tratta più lunga?

Quasi mai. Uno scalo in più aggiunge un decollo e un atterraggio, che per la maggior parte delle persone sono le fasi peggiori, e costa di più. È evitamento travestito da prudenza.

Cosa faccio nell'attesa in aeroporto?

È il momento peggiore per molte persone, più del decollo, perché non stai facendo altro che aspettare la cosa che temi. Va deciso prima e per iscritto cosa farai in quelle ore, invece di improvvisarle.

Il volo che ho già prenotato è il traguardo del percorso?

No, ed è una distinzione importante. È un punto di verifica: dopo quel volo hai un'informazione che prima non avevi, cioè com'è andata davvero. Se il lavoro si ferma lì quell'informazione si perde e al volo dopo riparti da capo.

Che tipo di paura hai davvero?

Due minuti di domande. Alla fine sai su quale dei tre meccanismi si regge la tua, e se il nostro percorso ha senso per il tuo caso.

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