Paura di volare

Claustrofobia o paura di volare? Non sono la stessa cosa

Se il problema fosse l'aereo, non ti riguarderebbero la galleria e la fila alla cassa. Il volo è il sintomo, non la causa.

Se il problema fosse l'aereo, non avresti difficoltà anche in galleria, alla cassa del supermercato o dal parrucchiere con la tinta in posa. Se invece qualcuna di queste situazioni ti riguarda, quello che hai non è paura di volare: è paura di stare in un posto da cui non puoi uscire, e l'aereo è solo il posto peggiore della lista.

La distinzione non è accademica. Cambia cosa si lavora, e cambia cosa succede dopo.

Come si riconosce

Qualche domanda che di solito chiarisce in fretta.

Se le risposte puntano tutte nella stessa direzione, il volo è un sintomo, non la causa.

Perché l'aereo è il caso limite

Molte persone con questo meccanismo hanno già risolto le altre situazioni, e spesso da sole. Il modo è sempre lo stesso: ci sono entrate, sono rimaste, hanno visto che l'allarme scendeva, e alla decima volta la cosa era diventata noiosa. Funziona perché da una galleria si esce in due minuti e alla cassa ci torni domani.

L'aereo toglie entrambe le cose. Non ci sono dosi piccole e non c'è una via d'uscita. È il motivo per cui una persona che ha battuto la metropolitana, l'ascensore e la risonanza magnetica resta bloccata sul volo per vent'anni.

Cosa cambia nel lavoro da fare

Se il meccanismo è non poter uscire, spiegarti come funziona un motore a reazione non serve a niente: non hai mai pensato che l'aereo cadesse. Ciò che serve è allenare la tolleranza allo stare dentro, per gradi, e farlo dove uscire è possibile finché non serve più.

È esattamente quello che permette un visore. Il portellone che si chiude, il posto occupato, l'impossibilità di alzarsi: le fasi che ti riguardano si ripetono quante volte serve, e tu puoi interrompere quando vuoi. La possibilità di uscire, all'inizio, non è un difetto del metodo: è la condizione che rende possibile restare.

E se invece è un quadro più ampio

C'è un caso in cui la risposta onesta è che non siamo noi. Se la difficoltà riguarda molte situazioni della tua vita, se il campo si è allargato negli anni, se ci sono attacchi di panico fuori dai viaggi, allora il volo è la punta di qualcosa che va guardato per intero, con un percorso di psicoterapia vero e non con un protocollo su una cosa sola.

Lo diciamo prima, in chiamata, e capita. Un percorso verticale su un problema ampio non funziona, e venderlo lo stesso vorrebbe dire prendersi tre mesi di qualcuno senza dargli quello che gli serve.

Come lo capiamo. Il test di due minuti e la chiamata servono a questo: distinguere chi ha un problema verticale sul volo da chi ha un quadro più ampio. Nel secondo caso te lo diciamo, e non ti vendiamo niente.

Domande frequenti

Come capisco se ho claustrofobia o paura di volare?

Guarda fuori dall'aereo. Se stai male anche in galleria, in ascensore, alla cassa del supermercato o su un treno diretto, il problema non è il volo ma lo stare in un posto da cui non puoi uscire. Un altro indizio decisivo: se il pensiero peggiore riguarda l'essere chiuso lì dentro e non l'aereo che cade.

Ho già superato la claustrofobia in altre situazioni, perché non con l'aereo?

Perché le altre le hai risolte a piccole dosi: entri, resti, esci quando vuoi, e ripeti. L'aereo non concede né dosi piccole né vie d'uscita, quindi il metodo che ha funzionato altrove lì non è applicabile. Serve un modo per fare quelle dosi a terra.

Il visore aiuta con la claustrofobia in aereo?

È il caso in cui serve di più. Permette di attraversare il portellone che si chiude e il posto occupato quante volte serve, potendo interrompere. All'inizio la possibilità di uscire non è un difetto: è la condizione che rende possibile restare.

Quando questo percorso non è adatto?

Quando la difficoltà riguarda molte situazioni della vita, si è allargata negli anni o ci sono attacchi di panico fuori dai viaggi. Lì il volo è la punta di un quadro più ampio, che va guardato per intero con una psicoterapia e non con un protocollo verticale. Lo diciamo in chiamata, prima di iniziare.

Che tipo di paura hai davvero?

Due minuti di domande. Alla fine sai su quale dei tre meccanismi si regge la tua, e se il nostro percorso ha senso per il tuo caso.

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