Paura di volare

La parte che non racconti a nessuno

Chi ha questa paura sa che è irrazionale. È per questo che non riesce nemmeno a raccontarsela come prudenza.

Di tutte le cose che le persone ci raccontano nelle chiamate, quella che compare più spesso non è la paura. È la vergogna di averla.

Sono frasi brevi e somigliano tutte fra loro. Mi sento sciocca e sbagliata. Mi sono sentito sconfitto. Mi sento in gabbia. Sono una persona che nella vita gestisce cose difficili, e non riesco a fare una cosa che fanno tutti.

Perché la vergogna arriva quasi sempre

Perché la paura di volare ha una caratteristica particolare: chi la ha sa che è irrazionale. Conosce le statistiche, sa che è il mezzo più sicuro, spesso ha studiato come funziona un aereo. Quindi non può nemmeno raccontarsela come una prudenza.

Il risultato è una doppia posizione scomoda: da una parte una reazione fisica che non si comanda, dall'altra la piena consapevolezza che quella reazione non ha ragione di esistere. È esattamente il terreno su cui cresce la vergogna.

Ci si aggiunge il fatto che, nella maggior parte dei casi, chi ha questa paura è una persona che funziona: professionisti, genitori, persone che nella vita decidono e gestiscono. Più le altre cose funzionano, più questa sembra assurda.

So che razionalmente l'aereo è il mezzo più sicuro. È proprio questo che mi fa sentire sciocca.

Il lavoro nascosto, e quanto costa

La vergogna non resta un sentimento: diventa lavoro. Ed è un lavoro vero, fatto ogni volta.

Questo lavoro ha un effetto secondario pesante: tiene il problema in vita. Una cosa che non si nomina non si affronta, e una cosa che si nasconde bene non presenta mai un conto abbastanza chiaro da spingere a fare qualcosa.

Due cose che è giusto sapere

Non è una condizione rara

La paura di volare è una delle paure più diffuse e più studiate. Le stime che si trovano in letteratura parlano di una persona su quattro con ansia significativa legata al volo, e di una quota più piccola che evita di volare del tutto. Sono ordini di grandezza, non numeri da usare come promessa: servono solo a dire che non sei un caso strano.

Non è una questione di carattere

Non è mancanza di coraggio e non si risolve con la forza di volontà, così come una fobia dell'ascensore non si risolve decidendo di non averla. È un meccanismo appreso, e i meccanismi appresi si smontano con un lavoro fatto a dosi.

Cosa cambia quando si smette di nasconderla

La prima cosa è che si libera l'energia usata per tenerla in piedi. La seconda è che diventa un problema con dei contorni, quindi affrontabile: si può dire da quanti anni va avanti, cosa si evita, quante ore di viaggio in più costa.

Nelle chiamate che facciamo la prima domanda che porta più materiale non riguarda l'aereo. È: chi lo sa, e chi non lo sa. Quasi sempre la risposta racconta il costo vero meglio di qualsiasi altra cosa.

Se stai leggendo e non l'hai mai detto a nessuno: non serve dirlo a tutti. Serve dirlo una volta, a qualcuno che con questa cosa lavora, e vedere che cosa resta del problema quando lo si guarda da fuori.

Domande frequenti

Sono l'unico a vergognarsi di questa cosa?

No, ed è uno dei temi più frequenti nelle chiamate. Compare soprattutto in chi nella vita gestisce responsabilità: più il resto funziona, più questa paura sembra incoerente e quindi imbarazzante.

Devo raccontarlo alla mia famiglia o al lavoro?

Non è un passaggio obbligato. Le sedute sono online e non richiedono di spiegare niente a nessuno. Diverse persone scelgono di dirlo dopo, quando possono dire anche di averci lavorato.

Nelle sedute si parla di questo?

Sì, ma non come lavoro sul passato. Serve perché la vergogna è una delle cose che mantiene attivo l'evitamento: finché il problema è nascosto, non c'è nessuna occasione di scoprire che si può stare in quella situazione.

Che tipo di paura hai davvero?

Due minuti di domande. Alla fine sai su quale dei tre meccanismi si regge la tua, e se il nostro percorso ha senso per il tuo caso.

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