Paura di volare

Compri i biglietti all'ultimo momento, e non è spontaneità

Ogni protezione toglie un po' di ansia adesso e ne aggiunge un po' dopo. Il conto si paga a rate invisibili.

C'è un gesto che molte persone con paura di volare fanno e non collegano alla paura: comprare il biglietto all'ultimo momento. A volte la sera prima. E lo raccontano come una preferenza, o come spontaneità, o come una questione di prezzi.

Quasi sempre la ragione è un'altra: se lo compro adesso, evito settimane di attesa. Meno tempo fra l'acquisto e la partenza, meno giorni da passare col pensiero addosso.

È una strategia che funziona, ha un costo in denaro, e ha un costo più grande che non si vede.

I comportamenti di sicurezza, tutti insieme

In psicologia si chiamano così: le cose che si fanno per rendere una situazione temuta sopportabile. Nella paura di volare sono sempre gli stessi, e chi ne ha uno di solito ne ha tre o quattro.

Nessuna di queste cose è stupida, e diverse sono perfettamente ragionevoli in sé. Il problema è cosa insegnano quando diventano obbligatorie.

Ogni protezione toglie un po' di ansia oggi e ne aggiunge un po' domani, perché conferma al cervello che senza quella protezione non ce l'avresti fatta.

Il conto in euro, che si può fare davvero

Il biglietto comprato la sera prima costa di più, e in una stagione la differenza è quantificabile. Lo stesso vale per lo scalo aggiunto, per la compagnia scelta a priori, per il treno o la nave usati al posto del volo.

Vale la pena farlo, questo conto, perché è l'unico modo di vedere in colonna una cosa che si paga in rate invisibili. Prendi gli ultimi due anni e scrivi: quanti biglietti comprati all'ultimo, quanto in più a biglietto, quante ore di viaggio aggiunte, quanti viaggi non fatti.

Quasi nessuno ha mai sommato quei numeri. Quando lo si fa, la cifra non è mai piccola.

Come si smonta, senza fare il contrario di colpo

La risposta sbagliata è togliere tutto insieme: prenotare a tre mesi, tratta lunga, da solo, senza niente. Non è coraggio, è una brutta esposizione, e di solito conferma la paura invece di smontarla.

Il modo che funziona è a gradini, e va deciso con qualcuno:

  1. si fa la lista di tutte le protezioni attive, senza giudicarle;
  2. si mettono in ordine dalla più facile alla più difficile da togliere;
  3. si lavora sulla prima, prima a terra e poi in volo;
  4. si guarda cosa succede, e solo dopo si passa alla seconda.

Nel percorso questa lista è parte della misurazione: non si guarda solo il punteggio da 1 a 10, si guarda quante protezioni sono cadute. È un indicatore più onesto, perché è fatto di cose che si fanno o non si fanno.

Un modo per capire se ti riguarda: prova a immaginare di prenotare adesso un volo per fra due mesi, tratta breve, posto a caso, senza niente addosso. Se la reazione a quel pensiero è forte, la paura non è passata: è solo stata gestita bene.

Domande frequenti

Comprare i biglietti all'ultimo è sempre un segnale di paura?

No. Diventa un segnale quando la ragione è accorciare il tempo di attesa, e quando si accompagna ad altre cose: meteo controllato, scali aggiunti, posti scelti, rituali fissi.

Devo smettere subito di usare le mie protezioni?

No, e farlo di colpo tende a peggiorare la situazione. Si tolgono una alla volta, in un ordine deciso insieme, dopo aver lavorato a terra su quella fase.

Come si misura se sta migliorando?

Con due cose insieme: lo stesso test da 1 a 10 ripetuto ogni mese, e la lista dei comportamenti di sicurezza che stanno cadendo. La seconda è quella che si nota prima.

Che tipo di paura hai davvero?

Due minuti di domande. Alla fine sai su quale dei tre meccanismi si regge la tua, e se il nostro percorso ha senso per il tuo caso.

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